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Ubriacarsi con la pompa di benzina. Una nuova forma di energia rinnovabile.

Il whisky sta per diventare una nuova forma di combustibile con il 30% in più di potenza dell'etanolo e potrà essere disponibile alla pompa di benzina in alcuni anni. La frase ormai famosa in Inghilterra “one for the road”, che suona come un'altro cicchetto ancora per tornare a casa, quello che in italia conosciamo come il famoso bicchiere della staffa, oggi con questa nuova ricerca svolta in Scozia, acquista un senso molto diverso.
Il centro di ricerche Edinburgh Napier University ha sviluppato un metodo per produrre bio-carburante da due dei maggiori prodotti ottenuti dai processi di distillazione del whisky. Per questa ricerca sono stati usati dei campioni delle distillerie di Genkinchie. Ogni anno le industrie producono grandi quantità dai prodotti di scarto del whisky. Da questi prodotti di scarto, gli scienziati sostengono che sia possibile ottenere grandi quantità di potenziale bio-carburante da rendere disponibile per i distributori tradizionali di benzina. Potrà essere adoperato dalle normali autovetture senza alcuna modifica strutturale del motore. Il team di ricerche sostiene che potrà essere utilizzato per rifornire aereoplani e come base per prodotti chimici come l'acetone e importanti solventi. Il nuovo metodo sviluppato dal team, produce butanolo, che può dare il 30% di potenza in più molto di più dei tradizionali biocombustibili all'etanolo. E' un metodo basatato su un sistema tradizionale vecchio di più di 100 anni, originalmente utilizzato per produrre butanolo e acetone dalle fermentazioni dello zucchero. Il gruppo di ricerche è poi partito dal whisky come prodotto base da integrare al vecchio metodo, in questo modo i ricercatori stanno pensando di creare uno spin off per commercializzare l'invenzione. Il Professor Martyn Tangney, che ha diretto il progetto ha confermato che il nuovo metodo usa prodotti di scarto della produzione industriale e risulta così essere una soluzione molto più sostenibile ed ecologica di coltivare direttamente delle colture esclusivamente per produrre bio-combustibili. Ha aggiunto che potrebbe contribuire significativamente al target Europeo del 2020, diminumendo del 10% il totale della benzina tradizionale venduta oggi. Il professore in maniera provocatoria dice: “Quello di cui le persone non hanno bisogno oggi è di pensare  ad una soluzione sostitutiva al petrolio. Questo non succederà. E' necessario un approccio nuovo e soluzioni innovative. Le auto elettriche ad esempio giocano un ruolo importante nel mercato, ma tenere le auto fuori dalle strade potrà essere uno delle cose più importanti che potremo mai fare”.
Chissa se un metodo simile potrà essere realizzato usando la grappa? Come dicono gli inglesi : “ we will see”.
Di sicuro oggi l'uso delle colture energetiche è un punto da cui partire. Una sfida furura sarà quella di trovare soluzioni sempre più attente ad ottenere processi produttivi integrati ed energeticamente più efficienti, in cui l'energia dispersa nella produzione oggi con i prodotti di scarto delle industrie agroalimentari venga recuperata in un futuro, per produrre altra energia da riutilizzare immagazzinata, come in questo caso sotto forma di bio-combustibile.

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